Visualizzazione post con etichetta microracconti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta microracconti. Mostra tutti i post

mercoledì 2 aprile 2014

Gotico!! Le sorelle fantasma

C’era una volta una leggenda che parlava di due sorelle belle come la luna che abitavano in una piccola città, Desertia. Un giorno, non si sa come, queste due sorelle  morirono. Le trovarono alla mattina come se fossero addormentate: in realtà erano morte. Si cercò di capire come era successo, ma furono tutti sforzi vani. Ogni tanto, nella notte, i genitori sentivano rumori strani nella loro camera vuota.

mercoledì 12 marzo 2014

Diario di una vampira/1 Ecco solo per voi la storia di come sono stata morsa!

Abbiamo ricevuto un diario particolare… ne abbiamo deciso la pubblicazione a puntate, fateci sapere che cosa ne pensate…


20 Giugno, 2012
Caro Diario, 
negli ultimi tempi non ti ho scritto molto, perché non ne ho mai avuto la possibilità, ma ora ti racconterò tutto dall’inizio nei minimi particolari. Incominciamo.

venerdì 7 giugno 2013

ScheggiA

Sono un pesce rosso chiuso in una boccia. Mi chiamano “Scheggia” perché non mi fermo mai… ma a me non piace il nome Scheggia!
Qui dentro è una noia mortale, giro sempre intorno e penso che a forza di girare, prima o poi diventerò matto. Almeno, prima che mi adottassero eravamo tanti e vivevamo in un acquario rettangolare, molto meglio di una boccia! Con i miei amici chiacchieravo e mi distraevo. Qui sono io, io e me, io e i miei pensieri e ricordi. L’unica distrazione arriva con Tom, il mio padroncino. Entra verso la cinque del pomeriggio e ha sempre l’aria stanca. Mi guarda e sussurra: “ Ah, come vorrei essere un pesciolino rosso. Niente scuola, niente impegni, solo pace.”. Io, se potessi, gli risponderei:” Facciamo a cambio. Vediamo quanto resisti in questa… cosa!”.
Oh, l’altra distrazione è Mao, il gatto di famiglia. Ogni tanto mi fa degli “attentati” e io penso:” Ma è denutrito??” guardo la sua ciotola e non c’è una volta che sia vuota. “No, non è denutrito, non sa cosa fare!” e salta verso la mia boccia per dieci minuti. Poi arriva un umano e lo manda via.
Il mio desiderio più grande è quello di cambiare vasca e di avere un altro amico che mi faccia compagnia. Chissà se si avvererà...                                                                                                  
   Alessia Bacco 1B                                                                                                               
                                                                                                                                    

mercoledì 10 aprile 2013

Il bene che vogliono i figli


Sofia racconta una storia che ha letto e che la ha molto colpita…

Un giorno un bambino andò dal padre e gli chiese: “Papà quanto guadagni al giorno?”. Il papà gli rispose: “50 dollari, perché?”. E il bambino: “Così per sapere… mi potresti dare 25 dollari?” il papà si arrabbiò pensando che il bambino lo stesse prendendo in giro e che voleva solo soldi per comprare uno stupido giochino, allora gli urlò: “Vai in camera tua e rifletti sul tuo comportamento!”. Il bambino ci andò chiudendo la porta dietro di sé.
Dopo qualche minuto il papà si senti un po’ in colpa per aver mandato via suo figlio in quel modo e pensò che forse non voleva comprarsi uno stupido giochetto ma qualcosa di più utile, così andò in camera sua e gli disse porgendogli i soldi: “Ecco i 25 dollari che mi avevi chiesto”. Il bimbo li prese e tornò sul letto, poi prese da sotto il cuscino altri 25 dollari. Il padre si arrabbiò ancora di più pensando il motivo per cui suo figlio gli aveva chiesto dei soldi se ne aveva già. Fece per riprendersi i suoi soldi, ma il ragazzo lo bloccò e gli disse: “Io ora ho 50 dollari, quindi ti posso pagare per stare una giornata con me: ti piacerebbe?”.

raccolto da Sofia Saviolo

Il ritardo


Era una mattina come le altre e io, come sempre, ero in ritardo, se solo mi fossi svegliato dieci minuti prima! Mentre correvo nel corridoio della scuola pensavo a quale scusa potevo raccontare al professore. Non potevo raccontargli che mi si era ghiacciata la serratura della porta di casa, perché era una calda mattina di primavera. E neanche dirgli che non andava più la macchina di papà perché io vengo a scuola in bici. Che fare? Allora decisi di entrare in classe, salutare il prof e sedermi nel mio posto, nel banco della quarta fila vicino a Giacomo che mi chiese: “E ora che scusa inventerai?”. Io risposi: “Ora senti”.