C’era una volta una
leggenda che parlava di due sorelle belle come la luna che abitavano in una
piccola città, Desertia. Un giorno, non si sa come, queste due sorelle morirono. Le trovarono alla mattina come se
fossero addormentate: in realtà erano morte. Si cercò di capire come era
successo, ma furono tutti sforzi vani. Ogni tanto, nella notte, i genitori
sentivano rumori strani nella loro camera vuota.
Il giornalino dell’Istituto Comprensivo Statale di Albignasego (PD) esce con una copia cartacea alla fine dell'anno scolastico con una raccolta di testi scritti dagli alunni-redattori impegnati in un laboratorio pomeridiano. Il nostro giornalino ha una lunga storia: è pubblicato ormai da oltre 25 anni e dal 2011 è anche online sotto forma di blog.
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mercoledì 2 aprile 2014
mercoledì 12 marzo 2014
Diario di una vampira/1 Ecco solo per voi la storia di come sono stata morsa!
Abbiamo ricevuto un diario particolare… ne abbiamo deciso la pubblicazione a puntate, fateci sapere che cosa ne pensate…
20 Giugno, 2012
Caro Diario,
negli ultimi tempi
non ti ho scritto molto, perché non ne ho mai avuto la possibilità, ma ora ti
racconterò tutto dall’inizio nei minimi particolari. Incominciamo.
venerdì 7 giugno 2013
ScheggiA
Sono un pesce rosso chiuso in una boccia. Mi chiamano
“Scheggia” perché non mi fermo mai… ma a me non piace il nome Scheggia!
Qui dentro è una noia mortale, giro sempre intorno e penso
che a forza di girare, prima o poi diventerò matto. Almeno, prima che mi
adottassero eravamo tanti e vivevamo in un acquario rettangolare, molto meglio
di una boccia! Con i miei amici chiacchieravo e mi distraevo. Qui sono io, io e
me, io e i miei pensieri e ricordi. L’unica distrazione arriva con Tom, il mio
padroncino. Entra verso la cinque del pomeriggio e ha sempre l’aria stanca. Mi
guarda e sussurra: “ Ah, come vorrei essere un pesciolino rosso. Niente scuola,
niente impegni, solo pace.”. Io, se potessi, gli risponderei:” Facciamo a
cambio. Vediamo quanto resisti in questa… cosa!”.
Oh, l’altra distrazione è Mao, il
gatto di famiglia. Ogni tanto mi fa degli “attentati” e io penso:” Ma è
denutrito??” guardo la sua ciotola e non c’è una volta che sia vuota. “No, non
è denutrito, non sa cosa fare!” e salta verso la mia boccia per dieci minuti.
Poi arriva un umano e lo manda via.
Il mio desiderio più grande è
quello di cambiare vasca e di avere un altro amico che mi faccia compagnia.
Chissà se si avvererà...
Alessia Bacco 1B
mercoledì 10 aprile 2013
Il bene che vogliono i figli
Sofia racconta una storia che ha letto e che la ha molto colpita…
Un giorno un bambino andò dal padre e gli chiese: “Papà quanto guadagni al giorno?”. Il papà gli rispose: “50 dollari, perché?”. E il bambino: “Così per sapere… mi potresti dare 25 dollari?” il papà si arrabbiò pensando che il bambino lo stesse prendendo in giro e che voleva solo soldi per comprare uno stupido giochino, allora gli urlò: “Vai in camera tua e rifletti sul tuo comportamento!”. Il bambino ci andò chiudendo la porta dietro di sé.
Un giorno un bambino andò dal padre e gli chiese: “Papà quanto guadagni al giorno?”. Il papà gli rispose: “50 dollari, perché?”. E il bambino: “Così per sapere… mi potresti dare 25 dollari?” il papà si arrabbiò pensando che il bambino lo stesse prendendo in giro e che voleva solo soldi per comprare uno stupido giochino, allora gli urlò: “Vai in camera tua e rifletti sul tuo comportamento!”. Il bambino ci andò chiudendo la porta dietro di sé.
Dopo qualche minuto il papà si senti un po’ in colpa per
aver mandato via suo figlio in quel modo e pensò che forse non voleva comprarsi
uno stupido giochetto ma qualcosa di più utile, così andò in camera sua e gli
disse porgendogli i soldi: “Ecco i 25 dollari che mi avevi chiesto”. Il bimbo
li prese e tornò sul letto, poi prese da sotto il cuscino altri 25 dollari. Il
padre si arrabbiò ancora di più pensando il motivo per cui suo figlio gli aveva
chiesto dei soldi se ne aveva già. Fece per riprendersi i suoi soldi, ma il
ragazzo lo bloccò e gli disse: “Io ora ho 50 dollari, quindi ti posso pagare per
stare una giornata con me: ti piacerebbe?”.
raccolto da Sofia Saviolo
Il ritardo
Era una mattina come le altre e io, come sempre, ero in
ritardo, se solo mi fossi svegliato dieci minuti prima! Mentre correvo nel
corridoio della scuola pensavo a quale scusa potevo raccontare al professore.
Non potevo raccontargli che mi si era ghiacciata la serratura della porta di
casa, perché era una calda mattina di primavera. E neanche dirgli che non
andava più la macchina di papà perché io vengo a scuola in bici. Che fare? Allora decisi di entrare in classe, salutare il prof e sedermi nel mio posto, nel
banco della quarta fila vicino a Giacomo che mi chiese: “E ora che scusa inventerai?”.
Io risposi: “Ora senti”.
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