mercoledì 28 marzo 2012

Letto da me: Diario di una schiappa – La dura verità

TITOLO: Diario di una schiappa – La dura verità 



AUTORE: Jeff Kinney

ILLUSTRATORE: Jeff Kinney

mercoledì 14 marzo 2012

Mi illumino di meno 2012

Canzone scritta e cantata da Giorgia Urbani, alunna della classe 2E



mercoledì 7 marzo 2012

Vuoto, noia

Un orologio rotto,
un calendario scarabocchiato;
e  il tempo si è fermato.

Un pennarello esaurito ,
una tastiera inceppata;
e l’idea se n’è andata.

Delle pantofole piccole,
un cuscino strappato;
ed ogni sogno è scappato.

Una stella che cade,
un sorriso speciale;
ed una speranza nasce nel mio cuore,
torno me stessa,
ricomincio a sognare,
            a scrivere,
ricomincio a vivere.

Ilaria Scarabottolo 3A

La strada e le sue regole


Qualche settimana fa è venuta nella nostra classe la vigilessa Michela Vettorato, che ci ha illustrato alcuni segnali. Siccome nessuno li conosceva bene, ho deciso di fare un articolo su questi ultimi.
La strada è una via di comunicazione, adibita a veicoli, pedoni e animali. La sicurezza nella strada è fondamentale e non bisogna prendere quest’ultima come un gioco.
La segnaletica, in ordine di importanza è: segnaletica manuale, segnaletica luminosa, verticale e orizzontale.
Un cartello con il contorno rosso vuol dire pericolo, quello azzurro indicazione, quello marrone un centro storico o un monumento.
In bicicletta innanzitutto bisogna farsi vedere e ricordarsi che siamo utenti deboli.
Le cose principali che una bici deve avere sono:
1-luci
2-specchio retrovisore
3-ruote gonfie
4-freni funzionanti
5-catarinfrangenti
6-giubbottino fosforescente

Io penso che questo suo intervento sia stato interessante e istruttivo, infatti da esso ho imparato molte cose che ancora non sapevo.
Ho anche imparato alcune curiosità, ad esempio che ad ogni oggetto mancante nella bici bisogna pagare 25 euro.
Ha fatto inoltre portare una bici di un nostro compagno  dentro alla classe e ne ha illustrato i componenti mancanti, il nostro compagno avrebbe quindi dovuto pagare 50 euro.
Abbiamo molto apprezzato il suo intervento e abbiamo preso sul serio le sue parole, infatti abbiamo deciso tutti quanti di rispettare di più le regole stradali.

Rebecca De Pauli 

La terza media


29-02-2012
Caro diario,
beh ormai sono giunta all’ultimo anno della scuola secondaria di primo grado, la terza media, all’inizio pensavo che fosse molto difficile e che i mesi passassero molto lentamente ma non è così e poi basta impegnarsi e si nota che non è così difficile come pensavamo all’inizio. Mi sembra ieri il primo giorno di scuola media e invece ora sono qui, all’inizio del secondo quadrimestre della terza media questo vuol dire che mancano circa cinque mesi agli esami e che non rivedrò più alcuni miei compagni di classe e mi dispiacerà molto perché tengo ad ognuno di loro in fin dei conti ho passato con loro gli anni della scuola media, i brutti voti, le note di classe e ogni singolo rimprovero beh si mi mancheranno questi momenti, mi mancherà molto questa scuola!
Molto spesso (quasi tutti i giorni) diciamo che la scuola è noiosa e che non serve a nulla, anche io lo dico sono sincera, ma subito dopo penso a dove potrei essere in questo momento senza aver frequentato la scuola e chissà se avrei imparato a scrivere, a leggere a fare i calcoli e sapere tutte le cose che ho appreso e che apprenderò in questi anni di scuola, in poche parole, almeno secondo me, la scuola ci insegna a vivere.
L’anno scolastico della terza media secondo me è sia bello che brutto: bello perché, insomma, usciamo dalle scuole medie e finalmente si va alla tanto desiderata scuola superiore che ci immergerà nel mondo del lavoro; però è allo stesso tempo un anno un po’ brutto perché a settembre non ci saranno più i tuoi compagni delle medie, non ci saranno più quelle persone speciali con cui eri abituata a passare i 15 minuti della merenda oppure aspettare la campanella della prima ora agitati per una verifica o interrogazione con loro al tuo fianco che ti incoraggiavano dicendoti che sarebbe andato tutto nel migliore dei modi; beh queste persone all’inizio delle superiori non ci saranno più e mi dispiacerà molto; sperò però di mantenere i contatti con tutti i miei compagni di scuola perché anche se non con tutti loro sono tanto legata mi sono affezionata lo stesso.  Spero di non perdere la loro amicizia e che magari un giorno ci possiamo legare di più.
Caro diario, ora devo andare ciaoJ
Jessica

Jessica Bridio 3°E

Due parole!


Le due parole più frequenti tra i ragazzi di oggi sono ti amo… pur di dire queste parole alla persona amata, un adolescente potrebbe arrivare a impararle in tutte le lingue del mondo…

TI AMO
TE AMO
ek is lief vir jou
I LOVE YOU
أنا أحبك
MILUJI TĚ
אני אוהב אותך
Mahal kita
Σ 'ΑΓΑΠΩ
ego AMOR VOBIS
eU TE AMO
LJUBIM TE
iCH LIEBE DICH
ТЕ САКАМ

Queste parole suscitano dolcezza, lacrime, e soprattutto felicità tutti abbiamo la possibilità di dire queste parole o sentirle pronunciare dalla persona amata
 Irene Bertolini

Recensione a "L'isola del tesoro"

Autore: Robert Luis Stevenson
Illustratore: Jeffrey Fisherman
Notizie sull’autore: Robert Louis Stevenson nacque nel 1850 a Edimburgo e morì all’età di 44 anni (1894) a Vailima. Ha scritto numerosi romanzi di successo e, oltre a L’isola del tesoro ha creato La freccia nera e Lo strano caso del Dottor Jekyll e Mister Hyde. Altri testi scritti dall’autore sono Il trafugatore di salme e Il ragazzo rapito.
Casa editrice: BURagazzi
Anno di pubblicazione: 1883 (prima versione)/1991 (edizione BUR)
Genere: Romanzo d’avventura
Numero pagine: 320

TRAMA:
Jim Hawkins è un ragazzino normale inglese. Tuttavia, l’arrivo di un pirata nel locale di suo padre gli cambierà la vita. Costretto a partire per un viaggio alla ricerca di un tesoro con il quale ricostruire il locale, Jim scopre che all’interno della ciurma si nasconde un guppo di traditori. L’impresa della fedele ciurma dipende soltanto da lui.

Questo testo, a mio parere, è molto interessante e avvincente. Il climax del romanzo è raggiunto nel duello fra la ciurma fedele e la ciurma malvagia. Tuttavia, nel testo, non mancano alcune parti noiose, poiché l’autore deicide di soffermarsi (come in tutti i romanzi) nella descrizione dei luoghi. Inoltre, nessuna esperienza del libro ne ricorda una accaduta a me.

DESCRIZIONI E RIFLESSIONI:
Come già citato i precedenza, in questo libro l’autore decide di soffermarsi molto sulla descrizione delle località in cui ci si trova. Non sono presenti riflessioni e la descrizione che ricordo meglio riguarda la nave Hispaniola, su la quale Jim, il dottor Livesey e il cavalier Trelawney salperanno assieme alla ciurma (compasta da Israel Hands, Long John Silver, Hunter, Joyce e il capitano Flint, senza contare i traditori (di cui fa parte pure Long John Silver) della ciurma). Non ho fatto fatica a leggere essa e mi è piaciuta un sacco!!!

PERSONAGGI:
Jim Hawkins: è il protagonista del testo. Dopo aver incontrato un capitano pirata (Billy Bones), la sua vita cambierà e salperà sull’Hispaniola. Sarà il primo a scoprire il tradimento di Long John e di una parte della ciurma. Inoltre, si alleerà con i traditori perché Trelawney, Livesey, Joyce e Flint (non cito Hunter perché era morto) l’avevano abbandonato.
Dottor Livesey: Livesey è il medico di bordo. È subito in contrasto con Silver e sarà il primo a cui verrà riferito da Jim il tradimento. Utilizza un linguaggio ricercato. Dopo aver conosciuto Billy Bones,  è spesso in lite con lui, anche se per pochi capitoli, poiché Bones muore per un attacco di cuore provocato dal rum.
Long John Silver: è il principale antagonista di Jim. Sarà colui che architetterà il tradimento. È il cuoco di bordo, ma anche se può sembrare solo un signore di poco più di 50 anni, è spietao e non esita a uccidere.

Innanzitutto bisogna dire che la prima emozione che viene fatta suscitare ai personaggi più di tutte le altre è la rabbia. Seguono poi angoscia, tristezza e, a volte, gioia. A mio parere, io assomiglio un po’ a Jim Hawkins, mentre alte persone nella realtà che io conosco non assomigliano proprio a nessun personaggio.

AMBIENTAZIONE:
La storia è ambientata nel XVIII secolo in Inghilterra. La parte ambientata sull'isola, tuttavia, non ha riferimenti a un'epoca precisa.

STILE:
L’autore, nel testo, utilizza un linguaggio piuttosto ricercato e la lettura del testo non è fluida, poiché sono presenti numerose descrizioni su cui l’autore si sofferma. Tuttavia l’autore, Stevenson (per chi non lo ricordasse) utilizza il gergo dei pirati nei suoi dialoghi, che per fortuna sono numerosi.

TEMA E MESSAGGIO:
Il testo, in teoria, non è ispirato a nessun tema astratto. Tuttavia, se dovesse essere ispirato ad un elemento in particolare, forse ricorda la fiducia. A mio parere, se il tema fosse la fiducia, una persona che legge questo libro potrebbe diventare migliore, poiché capisce che è meglio rimanere fedeli verso qualcuno fiducioso in te, piuttosto che tradirlo in maniera “brutale”. Quindi (come già detto), chi legge questo testo può diventare una persona migliore eccome!

VALUTAZIONE:
Do al testo un voto (da 1 a 5) di 4½ stelle.

Matteo Piazzon Facchina 2°E

Sherlock Ire e Mery Holmes e Ange in Giallo

Eravamo a Napoli a gustarci una deliziosa pizza ovviamente napoletana D.O.C. Noi investigatrici di professione ci stavamo concedendo un vacanza (avevamo lavorato molto negli ultimi mesi). Avevamo deciso anche di visitare Pompei ed Ercolano visto che una nostra amica che si chiama Giorgia faceva la guida nel sito archeologico (e anche perché in quel periodo c’era uno sconto). Ma proprio quando ci stavamo avvicinando al sito archeologico sentimmo delle urla agghiaccianti e notammo che tutte le persone stavano uscendo di corsa dal museo allora chiedemmo alla nostra amica Giorgia che cosa era successo e le:
- Abbiamo visto degli spiriti aggirarsi per le rovine!!-.  “Addio alle nostre vacanze” pensammo, ma decidemmo di indagare, del resto era il nostro mestiere !!! Andammo ad indagare sul luogo dell’accaduto e trovammo un bigliettino per terra. C’era scritto:
Molto tempo fa
Un triste giorno
Senza preavviso
Eruttò
Oggi agosto 79 dc

-E’ un bigliettino molto strano- notò Ange in Giallo – Sì ma secondo me centra qualcosa col mistero!- pensò Mery Holmes. Così occupata a pensare inciampò nei suoi lacci delle scarpe e spinse Ire che rovesciò la sua bottiglietta d’acqua sul biglietto. Ma nel biglietto rimasero solo alcune lettere:
Mol
Un tr
Sen
Eru
Ogg

Allora Ange capì:- Leggete le prime cinque lettere! M-U-S-E-O ! Forse dobbiamo andare lì!-
Aveva proprio ragione.
Ci avviammo al museo e quando fummo dentro trovammo il guardiano che rovistava nello sgabuzzino.
       Scusi signore che sta facendo?-  e lui rispose :- Ahhhhhhhh!- .
       Ma cosa c’entra?-  disse Ire.
       Ci-ci –ci….…. –  rispose di nuovo lui .
       Scusi ma…-  disse Mery. Poi ad Ange sfuggì il bigliettino e si girò per raccoglierlo e… dietro di sé vide un fantasma!!! 
       Oh oh! Persona vs uomo morto. L’incontro è rimandatoooo! – disse Mery e scappammo a gambe levate. All’uscita del museo vedemmo una figura familiare (o meglio, familiare solo ad Ange)  e Ange impallidì. Era suo cugino Marco, quello che lei odiava con tutto il suo cuore che stranamente era  a Napoli. Notammo che aveva un block notes con la carta uguale a quella del biglietto… era ufficialmente un sospettato!
       Perché sei qui?- gli chiese Ange
       Non sono affari tuoi!- rispose sgarbato. 
       Ok, ok ma non scaldarti troppo!-

Ci ritirammo in albergo per una pausa di riflessione. Era un albergo a cinque stelle sotto zero perché, sapete com’è, non ci sono più i casi di una volta e al giorno d’oggi i casi li risolvono  la polizia  e la questura e le agenzie investigative sono un settore in ribasso. Dopo una sana dormita  andammo di nuovo al museo per indagare.
Parlammo con la direttrice, una tizia così bassa da non riuscire arrivare alla tastiera. Era troppo bassa per essere uno dei fantasmi  a meno che non avesse usato dei trampoli. Quindi andammo in magazzino, un posto buio e polveroso. Molto buio, infatti Mery  inciampò su una scopa appoggiata al muro. Il manico della scopa si spezzò e dal suo astuto nascondiglio uscì un telo bianco da fantasma!
       Wow! abbiamo trovato qualcosa di importante a quanto pare!- disse Ire. 
Andammo a cercare la  direttrice per chiederle cosa era il telo che avevamo trovato ma lei disse che  non ne sapeva nulla. Mery pensò che il nascondiglio poteva essere stato fatto da un uomo che conosceva molto bene il museo, ma chi?

Uscendo dal  museo, incontrammo di nuovo il cugino di Ange che usciva  da una casa in rovina. Dato che era sospettato decidemmo di entrare nella casa da dove lui era uscito, ma incontrammo il nostro primo ostacolo:  due scale che portavano una su e una giù, in due posti molto bui. Per esplorare la casa decidemmo di dividerci; ma tre non è divisibile per due, così una di noi sarebbe dovuta andare da sola. Il severo metodo della conta scelse Ire, che si avviò nella lunga scala che scendeva. Spaventata a morte continuava ad andare addosso a delle ragnatele e inciampava  su dei sassi che trovava lungo la strada. Ruzzolò fino alla fine delle scale trovandosi di fronte a un muro che le sbarrava la strada e poi si accorse che le pareti le si stavano avvicinando  sempre di più ma una delle pareti  si alzò e ne uscì il cugino di Ange il famoso sospettato numero 1 !! MARCO !! Quando si accorse di essere visto prese Ire e la portò dentro il suo nascondiglio.

Ange provò a chiamare Ire per sapere la situazione ma Ire non rispondeva… A quel punto Mery  propose di andare  a cercare Ire.  Quando giunsero alla fine delle scale successe la stessa cosa che era successa a Ire, ma questa volta nessuno uscì dalla parete.  Fecero per risalire le scale ma Mery come al solito inciampò nei lacci delle scarpe. Fu allora che mise la mano su una piastrella particolare e le pareti si fermarono. Con grande sorpresa, la parete alla fine delle scale si aprì lasciando intravedere un labirinto molto intricato. Ma – un attimo! Il cellulare di Ire era a terra, e in quel momento decisero di seguire quella pista.  E tenendo la mano destra sul muro arrivarono alla fine del labirinto dove videro Marco e un complice di nome Francesco  che si stavano  travestendo. Liberata Ire corremmo dietro a Marco  e al complice e alla fine riuscimmo a fermarlo lanciandogli il telo  addosso . Chiamammo il 112 che presero i colpevoli e li condannarono ad un anno di prigione.
-Un altro caso risolto brillantemente!- dicemmo in coro!
Sherlock Ire, Mery Holmes & Ange in Giallo


Mariafiore  Tognon, Angela Accogli  1E  Irene Beccaro  1C

mercoledì 29 febbraio 2012

L’inchiesta del giornalino su: la nostra scuola come spazio

La nostra scuola è molto bella anche se non tutti la trattano come meriterebbe.

Infatti alcuni banchi della mia classe (e credo che non siano gli unici) hanno scritte incise  o scritte con  il bianchetto che non vengono più via. Capisco la spesa per acquistarne di nuovi ma queste situazioni si potrebbero evitare se qualcuno avesse più rispetto per le cose di tutti e magari dovrebbe pensare se gli piacerebbe vedere sempre la scritta “ti amo” sul suo banco. Il chewing-gum è una vera indecenza perché moltissime volte si trova appiccicato sotto le sedie o ai banchi perché quando si spostano per le verifiche ci si mette con i banchi spostati fatalità si mettono le mani proprio sulla gomma abbandonata da chissà quanto tempo! E’ anche uno svantaggio attaccare le gomme sotto la sedia, infatti si rischia di mettere le mani sopra la propria gomma.

 Stesso discorso per i bagni: spesso si vedono scritte anche molto offensive fatte col pennarello indelebile perciò bisognerebbe riverniciare il muro (anzi, sarebbe meglio che lo riverniciasse il “colpevole” ). Ma come risolvere il problema? Si potrebbe guardare l’elenco settimanale dove c’è scritto chi e quando va in bagno oppure cercare di riconoscere una scrittura oppure ancora dato che spesso si usano soprannomi che non tutti conoscono la cerchia di persone si restringerebbe.

Nel giardino spesso dopo la  merenda qualcuno getta i rifiuti per terra. Ce ne sono così tanti che nel dopomensa  li usiamo per delimitare il campo da palla guerra. A parte gli scherzi  è un comportamento che andrebbe evitato  anche perché sappiamo di tutti i problemi ambientali del pianeta e anche della città e credo che a nessuno piaccia vedere una discarica nel cortile della scuola!

Mariafiore Tognon 1E

La pace

La pace è una cosa possibile,
la pace è una cosa importante.
Può uccidere quando non c’è;
ci aiuta quando è dentro di noi.
Si può litigare,
ci si può arrabbiare,
ma la pace ce la può fare a riaffiorare.
E infine eccola là,
si inabissa in un mondo di ferite ,
ma le fa chiudere.
Ecco, ringraziamola!

                        Gaia Pulliero 1E

La nostra scuola: migliore e migliorata…

Ciao a tutti, volevo elencare quanto è fornita di materiali scolastici e multimediali
La nostra scuola(scuola media statale Manara Valgimigli) come tutti voi saprete, ha:
  • Lim  (lavagna interattiva multimediale)in ogni classe; dotata di mouse, penna e tastiera.
  • La sezione F ha i tablet al posto dei libri( di questo la nostra scuola è famosa, per l’appunto).
  • Un giardino, anzi, che dico, un parco gigantesco.
  • Dei professori qualificati (ma questo dipende dai punti di vista)
  • Molti laboratori scolastici interessanti
  • due aule computer
Ma ora io mi chiedo, perché , se abbiamo una scuola così, dobbiamo rovinare i bagni, sporcare il giardino e il cortile nel modo in cui tutti sapete? perché trattiamo così male i nostri computer e cose di vario genere? Ma soprattutto, perché i responsabili di queste cattiverie, non saltano fuori? Perché dobbiamo rovinare qualcosa, che dopo noi stessi usiamo a diversi scopi?

Io proporrei una soluzione: prendo l’idea di una mia compagna di giornalino scolastico, di cui non faccio il nome. Se potessimo usare un bel barattolone di vernice (magari rossa, per dare un tocco d’allegria) e dipingere tutte le pareti del bagno, coprendo così tutte le scritte? io mi faccio volontaria!

E se mettessimo in giardino più bidoni, meno grossi? Forse non elimineremmo il problema delle cartacce, ma credo che lo diminuiremmo di molto.
E se qualcuno della redazione avesse qualche altra idea, be', si faccia avanti, io ho detto la mia!

Lisa Milan

Il cavallo che volava nel buio

C’era una volta un cavallo di nome Bubu e una cavallerizza di nome Francesca.

Una notte buia Bubu e Francesca uscirono e andarono nel campo del maneggio. Trottavano e galoppavano sempre più veloci, quando il cavallo si fermò. Davanti a loro si aprì una porta che portava verso il tramonto. Allora Bubu e Francesca partirono al galoppo e lo seguirono. Attraverso prati, deserti,monti e praterie. La criniera e la coda presero fuoco, gli arti ormai andavano da soli.

Cominciava a far sempre più caldo, perché si avvicinavano sempre di più al tramonto. Durante il viaggio, Bubu  trovò un compagno. Il suo nome era Load Star. Era un cavallo tutto bianco con la criniera d’argento ed insieme riuscirono ad attraversare il grande oceano, fino ad essere arrivati. Bubu non era stanca e felici spiccarono il volo in mezzo alla luna, alle stelle e ai pianeti. Ormai era mezzanotte,allora la cavallerizza e il cavallo uscirono dalla porta e ritornarono nel campo del maneggio. La cavallerizza sussurrò delle bellissime parole a Bubu  e contenti si misero a dormire pensando alla bellissima avventura che avevano vissuto!!

Silvia Sattin

La chiave dei sogni

Guardo fuori dalla finestra: piove.
Il cielo è coperto da nuvole grigie e tutte le tonalità di verde del mio giardino si sono mescolate in un unico, malinconico, verde scuro; come quando si lascia cadere una goccia d’inchiostro nero su di un disegno fatto da poco con gli acquarelli.
Mi trovo in cucina, circondata da computer, televisione … eppure nessuna di queste cose sembra interessarmi quanto quella finestra e quel monotono panorama.
Non so da quanto tempo sono qui.
Non so per quanto altro tempo vi rimarrò.
Non saprei cos’altro fare, se non starmene appollaiata su questa sedia a guardare piovere.
Improvvisamente mi accorgo che, ai piedi della grande magnolia che sovrasta tutte le altre piante, c’è qualche cosa che luccica; mi alzo senza sapere perché, infilo l’impermeabile, prendo l’ombrello ed esco.
Una volta fuori mi dirigo verso il punto nel quale, poco prima, avevo visto lo strano bagliore; inizialmente non vedo nulla ma, scostando con la mano un ciuffetto d’erba, noto una piccola chiave di metallo.
La raccolgo e me la rigiro tra le mani. 
È davvero minuscola e, dalla sua superficie lucida, deduco che non può trovarsi lì da molto tempo.
È  chiaro che non si tratta di tipica chiave ma la cosa che più mi colpisce è la strana forma della sua scanalatura, che, a  differenza di quella di tutte le altre chiavi, è composta esclusivamente da linee curve.
Alzo gli occhi al cielo per cercare di capire da dove provenisse la luce che, facendo brillare la chiave, mi aveva permesso di trovarla.
Rimango davvero stupita nel constatare che non proveniva dal sole dal momento che le nuvole coprono ancora completamente il celo.
Mi guardo attorno in cerca di un’altra possibile fonte di luce ma non trovandola, rivolgo un ultimo sguardo al giardino e rientro in casa.
Mi sfilo l’impermeabile e le scarpe infangate senza smettere di fissare la misteriosa chiave; una moltitudine di domande mi ronzano in testa  facendo un rumore insopportabile ma quella che mi disturba maggiormente è: quale porta si potrà mai aprire con una chiave del genere?
Cerco nella mia memoria ma non trovo nessuna porta che potrebbe avere una serratura così bizzarra!
Scuoto la testa e mi rimetto a fissare la chiave consapevole del fatto che, curiosa come sono, non avrò pace fino a quando troverò la serratura e aprirò la porta.
Decido dunque di legarla ad uno spago e di farci una collana in modo che,  non appena  troverò una serratura abbastanza curiosa, proverò ad infilarci la chiave e scoprirò qual è il segreto di quel piccolo oggetto.

È circa mezzanotte ed io sono sdraiata sul tappeto della mia stanza.
Faccio così da sempre: quando da piccola non riuscivo a dormire, mi alzavo dal lettino e mi portavo il cuscino sopra al tappeto.
Ero convinta che fosse un tappeto magico come quello di Aladino e che, dormendoci sopra, potessero accadermi cose magiche.
Ormai non faccio più queste fantasie infantili ma ho conservato l’abitudine.
Ma, torniamo a noi: sono sdraiata a terra quando improvisamente sento un rumore;  non mi alzo, rimango in ascolto, non si tratta di un rumore qualsiasi, sembrerebbero dei passi, non pesanti passi umani, passi felpati, come quelli di un gatto…
La porta si apre appena ed i miei occhi, ormai abituati alla penombra della stanza, vengono investiti da una forte luce dalla quale vengo costretta ad abbassare le palpebre.
La luce si affievolisce ed io riapro gli occhi, mi guardo attorno e scopro di non essere più nella mia stanza.
Mi trovo in uno strano luogo, tutto è bianco,  all’orizzonte non c’è nulla; sento una strana voce, mi giunge come un eco lontano, come se provenisse da dentro di me.
Rimango in ascolto:
- Tu sei la ragazza che ha trovato la chiave, vero?
Annuisco e la voce continua:
- Hai scoperto quale porta apre?
Scuoto la testa, sono perplessa; come fa a sapere tutto quello che mi è successo?
Sono una ragazza curiosa ma, in questa occasione, non oso chiedere nulla così lascio che la voce proceda:
- Non ti preoccupare, sono qui per insegnarti come utilizzarla … vedrai, saprò sorprenderti!
Non ne dubitavo.
Dopo una breve pausa la voce continuò:
- Hai certamente notato che non è una chiave qualunque; esiste una sola chiave di questo tipo, questa è la chiave per controllare i sogni.  Con questa avrai il controllo totale delle tue avventure ad occhi chiusi.
Sorrido meravigliata e felice per l’inaspettato regalo; dopo di che la luce diviene nuovamente insopportabile ed io sono costretta a chiudere gli occhi per la seconda volta.
Quando li riapro mi trovo nella mia stanza, sdraiata sul tappeto.
Mi alzo e mi infilo nel letto; prima di addormentarmi stringo forte la chiave che porto al collo e chiudo gli occhi, con la certezza che sarà una notte indimenticabile.
Ilaria Scarabottolo 3A

Un'amica diversa

Mattina d’inverno:
sto guardando il passerotto,
che zampetta sulla neve,
becchettando qua e là,
alla ricerca di che mangiare…

Sto osservando l’uscio di una casa,
che sbatte per via del vento,
impetuoso,potente,
che sparge dappertutto
la povera neve.

Scorgo un filo d’erba,
che spunta dalla neve,
e si agita violentemente.

Vedo una volpe che esce dal cespuglio,
che annusa l’ambiente,
probabilmente mi ha sentito,
ma non mi muoverò,
perché se scappo,
scapperà anche lui, rinunciando a mangiare.

Lui s’avvicina,
 gira intorno a me con fare circospetto,
per poi sfiorare il muso contro la mia mano.
Quanto soffice il suo manto!
L’accarezzo volentieri,
passando per le orecchie
 e per il muso.

Ma d’un tratto
si  leva in cielo una lamento stridulo
e la volpe corre via.

Sarà stato il verso d’una preda,
o il richiamo d’uno dei suoi cuccioli,
a far scappare la mia amica
non si sa,
ma lo lascio andare per la sua strada.
Non importa se non tornerà,
ma io lascio il pezzo di carne,
che gli ho riservato,
poggiato sul bianco candido della neve.              

Lisa Milan 1E

Barzellette di un cervello modello...

1. Qual è il colmo per il cantante Zucchero? Bere un caffè amaro!

2. Che cosa cerca signore?
Il mio cappello!
È di feltro, marrone con il bordino più chiaro?
Esattamente!
Allora guardi che ce l’ha in testa!
Oh, mille grazie, che distratto sono! Se non era per lei sarei andato a casa senza …

3. La fabbrica di carta igienica chiude! Gli affari andavano a rotoli!

4. Io non ci voglio andare a scuola!
Perché?
Perché mi picchiano, mi prendono in giro e non mi piace!
Giovanni non fare i capricci, hai 50 anni e sei preside di quella scuola!

5. Due gatti si incontrano, uno dice all’altro: “Come vanno le sette vite?”.

6. “Dottore! Mi cadono i capelli!”. E il dottore: “ Via che ho appena spazzato!”.

7. Che ci fa un KAMIKAZE ad uno spettacolo di cabaret? SCOPPIA dalle risate!

8. Un civile:“Signore c’è un pazzo che fa scherzi telefonici!”. Poliziotto: “Mi descrive l’ aspetto?!” Si, è basso e pesa 900 Kg! Poliziotto: “Ma è impossibile!” e il civile: “Glie l’ ho detto che sono pazzo!”.

9. Il giudice all’imputato: “ Lei ha gettato sua suocera dal terzo piano, come si dichiara?! L’imputato: “Colpevole! Ero fuori di me! Avrebbe potuto colpire un passante!

10. Una stufa ad un’ altra: “Wow, domani c’è la maratona delle stufe!” e l’ altra: “Allora è meglio che cominci a fare riscaldamento!”.

11. Una persona va in un negozio di frutta e verdura e chiede un kg di mele. Il fruttivendolo chiede: “Le vuole rosse o verdi?”. “ Tanto è uguale, le sbuccio”.

Enrico Basso

Il mito dell'arcobaleno

Questo mito vuole spiegare l’origine dell’arcobaleno. In questa storia si parla di una ragazza che si vantava della sua bellezza e bravura, ella era da tutti amata e le regalavano sempre molte rose, tulipani e altri fiori di ogni tipo; la ragazza aveva così tanti fiori che ne fece una serra immensa. Ad Afrodite dava fastidio il suo comportamento e diventava “rossa dalla rabbia” ogni volta che pensava  a quella ragazza. Un giorno la fanciulla, siccome era brava nel fare composizioni floreali e tanto bella, decise di sfidare Afrodite, dea della bellezza, in quest’arte. Il giorno seguente le venne incontro un’anziana che le disse:
– Non ti conviene sfidare gli dei … -
– Vorresti insinuare che non sono brava e bella?-.
Ed ecco che l’anziana signora si tramutò in Afrodite:la sfida era incominciata e incominciarono a piantare i fiori. Lo scopo era di fare la composizione più bella. Alla fine Afrodite guardò il lavoro della ragazza, era veramente ben fatto. Entrambe le composizioni erano bellissime e Afrodite non sapeva cosa dire.
Infine decise di bandire la giovane per l’eternità perché era stata talmente brava che poteva sfidare gli dei. Eros ebbe pietà della fanciulla, quindi per ricordarla decise che la composizione floreale da lei eseguita poteva diventare una cosa da ammirare.
La giovane si chiamava Arco e aveva fatto in un baleno quella composizione, ecco perché “arcobaleno” è il nome di quella striscia di colori che attraversa il cielo dopo la pioggia in alcune giornate. Adesso, quando vedete quell’arco colorato, bisogna che ricordiate questa storia e la bella Arco.

Elena Lanzarini 1E

giovedì 23 febbraio 2012

Padova Medioevale


Uscita didattica classe 2E

Martedì, 15 novembre 2011, il dottor Marchi è venuto nella nostra scuola per farci una lezione teorica su Padova comunale. L’esperto, che fa parte dell’associazione Archoed, ci ha ricordato che l’Italia era suddivisa in molti stati. I più grandi erano la repubblica di Venezia, il regno Normanno di Sicilia, il regno Germanico e il Sacro Romano Impero Germanico. Le città erano tutte circondate da mura e spesso attraversate da un importante fiume, utile per fermare le invasioni. Possedevano inoltre una fortezza e una porta d’ingresso. Tutte le famiglie nobili avevano e mettevano ben in mostra molte torri, più alte erano, più simboleggiavano potere e forza. Il vescovo era la figura più importante della città e possedeva una dimora molto vasta e sontuosa, il vescovado. I nobili volevano diventare cittadini per paura che i loro territori venissero conquistati e per fare parte del consiglio degli anziani. La prima università fu costruita a Bologna, ma un gruppo di studenti e docenti si spostarono a Padova e ne fondarono una nuova: il Bo. Il nome deriva da una vecchia trattoria, il Bove, situata esattamente dove sorgerà l’università. Ci ha spiegato, inoltre, che i comuni italiani erano diversi da quelli del dal resto d’Europa perché erano autonomi. Tutto ciò lo mostrò e lo spiegò attraverso la L.I.M., usufruendo di immagini e di documenti storici. Una settimana dopo, il 22 novembre 2011, siamo andati in uscita a Padova, per visitarla, sempre con la stessa guida. Appena ritrovati, ci dirigemmo verso ponte Molino, formato da 5 arcate, l’esperto ci ha mostrato le mura, composte all’interno da pietre ammassate e irregolari non resistenti, mentre all'esterno da pietre regolari più resistenti. Abbiamo visto la fortezza e la porta Molino, attraverso la quale siamo entrati. Abbiamo percorso tutta via Dante, osservando vari particolari architettonici. Le case nobili erano sostenute da colonne, poste su dei plinti massicci e resistenti. I nobili abitavano al primo piano dato che al piano terra, c’era troppo rumore, invece per raggiungere bisognava salire troppe scale e per questo veniva riservato alla servitù.
Così, il loro livello, venne ornato da grandi finestre e raffinatezze. Tra il primo e il piano terra alcune famiglie si insediarono e diedero vita ad un piano intermedio, il mezzanino. 
Arrivati al Duomo ci siamo fermati e abbiamo fatto merenda. Poi siamo andati alla piazza dei Signori e abbiamo ammirato il grande orologio, mancante del segno della bilancia, simbolo della giustizia che in quella occasione non c’era stata per la poca paga che il costruttore aveva ricevuto. Siamo arrivati poi al battistero e lì ci siamo fermati ad ascoltare le spiegazioni. Siamo andati poi nella piazza dei frutti, abbiamo osservato il palazzo della giustizia, con quattro scale, due a nord, due a sud. Dopo aver ammirato la vecchia prigione, una volta collegata all’antico tribunale da un ponte. Abbiamo ammirato il palazzo delle Debite, al cui angolo si trovava la pietra del Vituperio. Chi non pagava i debiti veniva condannato all’esilio in soli pantaloni di tele, e i suoi beni venivano ritirati dopo che egli avesse pronunciato per tre volte la frase: “Cedo Bonis”, cioè rinuncio ai miei beni. 
In seguito siamo andati in piazza delle Erbe e all’università del Bo, in cui si trova la statua di Elena Cornaro, e dove si trova la campana del Bo, suonata dagli studenti in segno di protesta e per la morte dei professori. L’ultima volta in cui venne suonata per la difesa della giustizia  fu nel 1848. Abbiamo potuto toccare, osservare e commentare la tomba di Antenore, fondatore, secondo la leggenda, di Padova. Infine la guida ci ha mostrato la villa dei Carraresi, da cui partiva una lunga strada sopraelevata, tra le mura. Abbiamo insomma ripassato, approfondendo il programma di storia. E’ stata un’esperienza educativa, straordinaria! Proporrei di ammirare anche l’interno delle strutture storiche e di visitare altre città, confrontandole con Padova. Mi ha colpito molto l’orologio e la sua storia, la grandezza e la vastità di Padova. Ho osservato molte strutture e palazzi nuovi, ho scoperto nuove cose e ho fatto un passo avanti verso la conoscenza della mia storia…
Giorgia Urbani